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Il calcio è rimasto uguale? Sono rimaste le porte, le linee e l'erba...». Z.Zeman
televisione
21 settembre 2010
Ritorna (forse) Anno Zero


“Cari amici, sono di nuovo costretto a chiedere il vostro aiuto. Giovedì 23 settembre alle ore 21.00 è prevista la partenza di Annozero ma la redazione è tornata al lavoro da poche ore e con grande ritardo, i contratti di Travaglio e Vauro non sono ancora stati firmati e lo spot che abbiamo preparato è fermo sul tavolo del Direttore Generale. Tuttavia,se non ci sarà impedito di farlo, noi saremo comunque in onda giovedì prossimo e con me ci saranno come sempre Marco e Vauro. Vi prego, come avete fatto con Rai per una Notte, di far circolare tra i vostri amici e tra le persone con cui siete in contatto questo mio messaggio avvertendoli della data d’inizio del programma. Nelle prossime ore vi terrò puntualmente informati di quanto avviene. Un abbraccio.”

 Michele Santoro

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SOCIETA'
3 settembre 2010
Scuola: forse c'è un'altra strada

La nuova sceneggiata è servita. Da un lato i precari della scuola che fanno lo sciopero della fame e un sindacato che vuole solo mantenere lo status quo. Dall’altra un ministro che si vanta dei propri tagli senza capire (i suoi consiglieri non gliel’hanno evidentemente spiegato) che il problema è come è organizzata e gestita la scuola italiana.In mezzo i media che, anziché documentare le colpe d’una parte e dell’altra (e la necessità di una svolta), alimentano la polemica. Ulteriore fotografia, se ce ne fosse bisogno, di una classe dirigente uniformemente inetta. Èchiaro a chiunque non abbiafette di salame ideologico sugli occhi che l’ennesima apertura caotica dell’anno scolastico è il frutto di scelte miopi e accomodanti di questo governo e di molti che l'hanno preceduto. Oltre che di politiche sindacali improntate al più bieco corporativismo e alla massimizzazione della spesa, invece che alla sua efficienza e produttività. Così come è chiaro (fuorché alla Gelminie a Tremonti)che la soluzione non consiste in miopi tagli orizzontali, ed è chiaro (fuorché ai sindacati)anche che non è spendere di più e impedire i cambiamenti nell'organizzazione del lavoro.  

Eppure, se l’obiettivo fosse far funzionare meglio la scuola italiana, il problema si potrebbe risolvere. Ecco gli ingredienti in ordine sparso. Decentralizzare per davvero le decisioni di assunzione e impiego del personale lasciando completa autonomia contrattuale ai provveditorati. Trasformare ogni scuola in una cooperativa d’insegnanti a cui lo Stato dà in concessione a tempoindeterminato(aunprezzochecopral’ammortamento)lestrutturefisiche.Chiassumere(eachecondizioni), chi promuovere, premiare o licenziare, lo decide la cooperativa. O, al massimo, il provveditore. E che il migliore, se vuole, venda i propri servizi a un prezzo (regolato) maggiore. Gli insegnanti di qualità costano, come i luminari della medicina.

E i soldi? Buoni scuola uguali per tutti gli studenti, finanziaticonleimposteespendibilinellascuoladipropria scelta. Ciò che conta è il finanziamento pubblico dell’istruzione,fattore di progresso economico euguaglianza sociale, non la sua gestione diretta. Che, come l’esperienza dimostra, porta spesso a inefficienze e assurdità. E i programmi? E la qualità dell’insegnamento?   Ci pensa il ministero. Programmi minimi e uniformi a livello nazionale, con aggiunte volontarie locali e qualità dell’insegnamento testata con esami nazionali (basta con regioni dove le lodi si regalano). A questo si dovrebbe dedicare il ministero che, con questa riforma federalista, si svuoterebbe di migliaia diinutilifunzionari,liberandorisorse per chi l’insegnamento lo produce davvero. Ossia gli insegnanti capaci e volenterosi, in collaborazione con alunni e famiglie.

Miche Boldrin*Washington University in Saint Louis

Dal Fatto quotidiano del 03.09.2010


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LAVORO
14 agosto 2010
Fiat voluntas Marpionne

 

...Il“repellente servilismo” non è l’unica chiave di lettura della linea di Bonanni. Certo, a leggere le dichiarazioni di archivio sembra che sotto la sua guida la Cisl dica sempre “sì”: alla legge Biagi, alla privatizzazione di Alitalia con i suoi esuberi, al trasferimento della monovolume Fiat in Serbia da Mirafiori. Ma chi riesce a cogliere le sfumature del mondo cislino assicura che una strategia, o almeno una tattica, c’è eccome. Pier Paolo Baretta, già sindacalista della Cisl, ora è un deputato del Partito democratico. E spiega: “Alla guerra in campo aperto di stampo medievale della Cgil, la Cisl contrappone la guerriglia”. Il punto di partenza è lo stesso: c’è un problema con la globalizzazione (che rende possibile spostare le fabbriche dove il lavoro costa meno) e con il declino industriale dell’Italia. Il compito del sindacato non è più strappare concessioni “al padronato” ma difendere le conquiste del passato dall’assalto dei prodotti cinesi e dalla transizione, lunga, del sistema produttivo italiano dal Novecento al Ventunesimo secolo. In pratica la Cgil e la Fiom credono che si debba scavare una trincea e non arretrare, la Cisl – spiega Baretta – preferisce la “guerra di movimento”. Non si combattono le battaglie perse in partenza, si strappa quel che si può dove i lavoratori hanno ancora potere contrattuale e si cerca di farsi trovare pronti dove il sindacato può influire sulle scelte aziendali. Nel concreto questo si traduce nella linea morbida con la Fiat, perché altrimenti chiude gli stabilimenti in Italia e se ne va, e in quella dura con le Ferrovie dello Stato e la Telecom dove la politica conta ancora qualcosa e si può scioperare come in altri tempi. In sindacalese Baretta lo dice così: “Il padronato, le multinazionali e la finanza sono più avanti del sindacalismo che non riesce a formare una linea sovranazionale efficace”, come sarebbe per esempio la pressione per avere un contratto europeo dell’auto ed evitare la competizione tra operai campani e polacchi.
Ma il 29 settembre, alla manifestazione di Bruxelles dei sindacati europei contro la gestione della crisi, la Cisl non ci sarà (e neppure la Uil). “E’ la dimostrazione che quello di Bonanni è il sindacato più a destra d’Europa”, deduce Cremaschi (FIOM).


Da Il Fatto Quotidiano del 13 agosto 2010
 


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POLITICA
27 luglio 2010
Scoppia una Granata (nel PDL)

La crisi nel Pdl in versi, quasi un rap ritmato in una rubrica del blog del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè, alla guida in Sicilia dei 'ribelli' contro i 'lealisti' del Popolo delle libertà.

«Nel Pdl è scoppiata una Granata. Come Lupi, i berluscones azzannano i finiani, ma un Bocchino al mattino e comincia il Bongiorno. Mentre gli altri stanno lì, con le facce un pò Verdini a osservare i colleghi che fan gioco, tipo battaglia navale »P3: colpito e affondato!«,esclamano a gran (porta)voce. »Ma è un imbroglio o è un Briguglio?«. Non ci si racCapezzone più. »No, non è un imbroglio, sono solo giochi, giochi eccelsi, giochi Fini».


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POLITICA
21 giugno 2010
La trota
La Lega di Umberto Bossi, il ministro federalista dimezzato da Brancher, del figlio rampante (Renzo)e consigliere regionale per omonimia (chi lo ha votato ha scritto Bossi sulla scheda pensando al padre) e della Padania inesistente ha celebrato il suo trionfo a Pontida. Erano in 50.000, un bel numero. Sempre gli stessi, nel 2010, dopo vent'anni, con i cappellini verdi e le bandiere celtiche, nel pratone. Secessionisti, ma non troppo. Federalisti, ma mai abbastanza, anzi sempre meno. Con il cuore nel profondo Nord, ma il portafoglio a Roma. Tra vent'anni, un po' più vecchi, ma sempre fedeli a Brenno, a Alberto da Giussano e a Berlusconi con la sua corte di pregiudicati si ritroveranno entusiasti e canuti a calpestare l'erba. Il nome del partito cambierà (cosa non cambia nella vita?). Non più Lega Nord, ma Trota Nord, Poi andranno tutti a pescare e qualcuno anche a ciapà i ratt.

Contributo:Blog Di Beppe Grillo

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POLITICA
19 maggio 2010
Ghigliottina per i Blog
Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet;la prossima settimana Il testo approderà alla Camera diventando l'articolo nr. 60.
Il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della"Casta".
In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i providers dovranno bloccare il blog.
Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero; il Ministro dell'Interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali.
Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta!
In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e o censurata.
Vi ricordo che il nostro è l'unico Paese al mondo dove una media company ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.
Il nome di questa media company, guarda caso, è Mediaset.
Quindi il Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un'impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d'interessi.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di normalizzare con leggi di repressione internet e tutto il istema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.
Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!
Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.
Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.
Non addormentiamo le nostre coscienze perché, è bene ripeterlo, dove non c'è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema dialettico.


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politica interna
18 maggio 2010
Berlusconi: fiducia in picchiata.
Scende ancora la fiducia in Berlusconi e nel suo governo. Il caso Scajola e la litigiosità interna alla maggioranza, uniti alle difficoltà economiche, colpiscono il premier che arriva al suo minimo storico. Il sondaggio mensile di Ipr Marketing per Repubblica.it dice che solo il 41% degli interpellati (3% in meno rispetto al mese scorso) dichiara di avere "molta" o "abbastanza" fiducia nel Cavaliere. La quota di coloro che nutrono "poca" o "nessuna" fiducia è arrivata al 55%; 4% sono i senza opinione. Malissimo il governo, ormai arrivato al 35% per cento di "fiduciosi", male in generale i ministri (per la prima volta, tutte le variazioni sono in negativo) e male anche i partiti: tutti, tranne l'Idv (che resta fermo) perdono il 2%.
Silvio Berlusconi ha raggiunto l'apice in termini di fiducia nell'ottobre del 2008. Diciannove mesi fa, Ipr Marketing rilevava un probante 62% del campione interpellato che si dichiarava "molto" o "abbastanza" fiducioso. Gli scettici erano appena il 36%. Da allora, la caduta è stata continua, se non verticale. Solo lo scorso dicembre, dopo l'aggressione in piazza del Duomo, il premier ha recuperato 3 punti (dal 45 al 48 per cento). Poi, dopo un mese di stasi, la fiducia nel presidente del Consiglio è scesa al 46%, al 44% e, adesso, al 41%: 21 punti persi in nemmeno due anni e 19 "guadagnati" dalla platea di chi non gli crede più.


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POLITICA
11 maggio 2010
Auto Blu: Brunetta non le sa contare












Ci domandavamo che fine avesse fatto. Dopo il flop micidiale come candidato sindaco a Venezia, il ministroBrunetta è sparito per un bel pezzo. Probabile choc da fallimento. Non che sentissimo la mancanza delle sue sparate, per carità, ma oggi, per superare la fase post-depressiva da sparizione dai giornali, è tornato alla carica, annunciando battaglia contro le auto blu, un evergreen che serve sempre a restituire smalto a chi è appannato e che, seppure non risolvi, nessuno te ne verrà mai a chiedere conto.Cosa ha in mente di fare il signor Ministro per ridurre drasticamente le 624.330 auto blu d’Italia, record mondiale assoluto, per il quale battiamo in volata Stati Uniti d’America (70.000), Francia (63.000) Regno Unito (56.000), Germania (55.000), Turchia (51.000), Spagna (42.000), Giappone (30.000), Grecia (30.000) e Portogallo (22.000)? L’opposizione pensava ad una di quelle misure draconiane che piacciono tanto al ministro e, per quanto su fronti opposti, quasi ci sperava. Si pensava, ad esempio, alla pubblicazione online sul sito del ministero di tutti coloro che, a vario titolo, usufruiscono di un auto di servizio pagata con i soldi dei cittadini, nome, cognome, tipo autovettura, ragione dell’utilizzo. Secondo la legge del 1991, infatti, l’uso dell’auto blu è limitato ai soli ministri, sottosegretari e ad alcuni direttori generali. Dunque, un lavoretto tutto sommato rapido che avrebbe permesso di capire, una volta per tutte, se in Italia sono tutti ministri, sottosegretari o direttori generali, vista la quantità inaudita di auto blu in circolazione o se invece, come è più probabile, è il paese dei furbi. Avremmo potuto stanare i non aventi diritto, avremmo potuto spiegare al signor Rossi perché lui va in tram e, contemporaneamente, paga la macchina al dottor Bianchi che va in auto blu.Niente di tutto questo. La trasparenza di Brunetta è come l’onda del mare, va e viene. Quando si tratta di pubblicare online gli stipendi dei suoi collaboratori viene. Quando si tratta pubblicare online i nomi dei superfortunati detentori di un auto blu va.Il ministro Brunetta, udite udite gente, oggi ha firmato la direttiva per avviare il monitoraggio delle auto blu. Ad occhio e croce, è il centesimo monitoraggio avviato dal 1991 ad oggi, per non parlare dei variprovvedimenti normativi e direttive promulgati sino ad oggi, tutte incentrati sulla necessità di operare tagli e ridurre le spese dell’uso delle cosiddette auto blu. Se Brunetta voleva sapere quante auto blu ci sono, glielo diciamo noi: ad oggi, sono 624.330. E gli diciamo pure che sono aumentate:574.215 nel 2007, 607.918 nel 2008. Un aumento costante, un trend sempre in crescita. Lui monitora. Gli italiani pagano. Le auto blu aumentano.

Massimo Donadi.



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POLITICA
5 maggio 2010
Scajola: un barzellettiere di fiducia.


L'ormai ex ministro Scajola ha dichiarato: «Un ministro non può sospettare di abitare in un'abitazione in parte pagata da altri». Ora, sorge spontanea la domanda, visto che c'è un limite a tutto, come poteva Scajola non sospettare che l'appartamento da lui acquistato, considerata la metratura e l'ubicazione, avesse un valore maggiore di quello da lui pagato e dichiarato nell'atto notarile. Pensava forse che ci fossero i saldi di fine stagione o che le due sorelle che glielo hanno venduto facevano parte delle carmelitane scalze in vena di elemosine?

Negare l'evidenza ed arrancare con motivazioni improbabili è perdere la dignità già persa o nel migliore dei casi mettersi a far concorrenza per il premio di cazzaro dell'anno al suo stesso capo Berlusconi.. Leggendo con più attenzione la dichiarazione  sopra citate, si deduce attraverso un semplice sillogismo che se un ministro non può sospettare di abitare in un'abitazione in parte pagata da altri, un ex ministro aveva ed ha la certezza di abitare in un'abitazione in parte pagata da altri... vedo la maestà der Colosseo vedo la santità der cupolone, e so' piu' vivo e so' più bbono no nun te lasso mai Roma Capoccia der mondo infame!!!!

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sentimenti
24 aprile 2010
BUON 25 APRILE...PER QUEL CHE CI RIMANE...


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agosto