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Il calcio è rimasto uguale? Sono rimaste le porte, le linee e l'erba...». Z.Zeman
SOCIETA'
3 settembre 2010
Scuola: forse c'è un'altra strada

La nuova sceneggiata è servita. Da un lato i precari della scuola che fanno lo sciopero della fame e un sindacato che vuole solo mantenere lo status quo. Dall’altra un ministro che si vanta dei propri tagli senza capire (i suoi consiglieri non gliel’hanno evidentemente spiegato) che il problema è come è organizzata e gestita la scuola italiana.In mezzo i media che, anziché documentare le colpe d’una parte e dell’altra (e la necessità di una svolta), alimentano la polemica. Ulteriore fotografia, se ce ne fosse bisogno, di una classe dirigente uniformemente inetta. Èchiaro a chiunque non abbiafette di salame ideologico sugli occhi che l’ennesima apertura caotica dell’anno scolastico è il frutto di scelte miopi e accomodanti di questo governo e di molti che l'hanno preceduto. Oltre che di politiche sindacali improntate al più bieco corporativismo e alla massimizzazione della spesa, invece che alla sua efficienza e produttività. Così come è chiaro (fuorché alla Gelminie a Tremonti)che la soluzione non consiste in miopi tagli orizzontali, ed è chiaro (fuorché ai sindacati)anche che non è spendere di più e impedire i cambiamenti nell'organizzazione del lavoro.  

Eppure, se l’obiettivo fosse far funzionare meglio la scuola italiana, il problema si potrebbe risolvere. Ecco gli ingredienti in ordine sparso. Decentralizzare per davvero le decisioni di assunzione e impiego del personale lasciando completa autonomia contrattuale ai provveditorati. Trasformare ogni scuola in una cooperativa d’insegnanti a cui lo Stato dà in concessione a tempoindeterminato(aunprezzochecopral’ammortamento)lestrutturefisiche.Chiassumere(eachecondizioni), chi promuovere, premiare o licenziare, lo decide la cooperativa. O, al massimo, il provveditore. E che il migliore, se vuole, venda i propri servizi a un prezzo (regolato) maggiore. Gli insegnanti di qualità costano, come i luminari della medicina.

E i soldi? Buoni scuola uguali per tutti gli studenti, finanziaticonleimposteespendibilinellascuoladipropria scelta. Ciò che conta è il finanziamento pubblico dell’istruzione,fattore di progresso economico euguaglianza sociale, non la sua gestione diretta. Che, come l’esperienza dimostra, porta spesso a inefficienze e assurdità. E i programmi? E la qualità dell’insegnamento?   Ci pensa il ministero. Programmi minimi e uniformi a livello nazionale, con aggiunte volontarie locali e qualità dell’insegnamento testata con esami nazionali (basta con regioni dove le lodi si regalano). A questo si dovrebbe dedicare il ministero che, con questa riforma federalista, si svuoterebbe di migliaia diinutilifunzionari,liberandorisorse per chi l’insegnamento lo produce davvero. Ossia gli insegnanti capaci e volenterosi, in collaborazione con alunni e famiglie.

Miche Boldrin*Washington University in Saint Louis

Dal Fatto quotidiano del 03.09.2010


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POLITICA
11 maggio 2010
Auto Blu: Brunetta non le sa contare












Ci domandavamo che fine avesse fatto. Dopo il flop micidiale come candidato sindaco a Venezia, il ministroBrunetta è sparito per un bel pezzo. Probabile choc da fallimento. Non che sentissimo la mancanza delle sue sparate, per carità, ma oggi, per superare la fase post-depressiva da sparizione dai giornali, è tornato alla carica, annunciando battaglia contro le auto blu, un evergreen che serve sempre a restituire smalto a chi è appannato e che, seppure non risolvi, nessuno te ne verrà mai a chiedere conto.Cosa ha in mente di fare il signor Ministro per ridurre drasticamente le 624.330 auto blu d’Italia, record mondiale assoluto, per il quale battiamo in volata Stati Uniti d’America (70.000), Francia (63.000) Regno Unito (56.000), Germania (55.000), Turchia (51.000), Spagna (42.000), Giappone (30.000), Grecia (30.000) e Portogallo (22.000)? L’opposizione pensava ad una di quelle misure draconiane che piacciono tanto al ministro e, per quanto su fronti opposti, quasi ci sperava. Si pensava, ad esempio, alla pubblicazione online sul sito del ministero di tutti coloro che, a vario titolo, usufruiscono di un auto di servizio pagata con i soldi dei cittadini, nome, cognome, tipo autovettura, ragione dell’utilizzo. Secondo la legge del 1991, infatti, l’uso dell’auto blu è limitato ai soli ministri, sottosegretari e ad alcuni direttori generali. Dunque, un lavoretto tutto sommato rapido che avrebbe permesso di capire, una volta per tutte, se in Italia sono tutti ministri, sottosegretari o direttori generali, vista la quantità inaudita di auto blu in circolazione o se invece, come è più probabile, è il paese dei furbi. Avremmo potuto stanare i non aventi diritto, avremmo potuto spiegare al signor Rossi perché lui va in tram e, contemporaneamente, paga la macchina al dottor Bianchi che va in auto blu.Niente di tutto questo. La trasparenza di Brunetta è come l’onda del mare, va e viene. Quando si tratta di pubblicare online gli stipendi dei suoi collaboratori viene. Quando si tratta pubblicare online i nomi dei superfortunati detentori di un auto blu va.Il ministro Brunetta, udite udite gente, oggi ha firmato la direttiva per avviare il monitoraggio delle auto blu. Ad occhio e croce, è il centesimo monitoraggio avviato dal 1991 ad oggi, per non parlare dei variprovvedimenti normativi e direttive promulgati sino ad oggi, tutte incentrati sulla necessità di operare tagli e ridurre le spese dell’uso delle cosiddette auto blu. Se Brunetta voleva sapere quante auto blu ci sono, glielo diciamo noi: ad oggi, sono 624.330. E gli diciamo pure che sono aumentate:574.215 nel 2007, 607.918 nel 2008. Un aumento costante, un trend sempre in crescita. Lui monitora. Gli italiani pagano. Le auto blu aumentano.

Massimo Donadi.



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SOCIETA'
26 febbraio 2010
Il complice


Adesso lo dice anche la Corte di Cassazione. Davvero il testimone inglese David Mills è stato corrotto dal premier, Silvio Berlusconi, per mentire in tribunale. Per questo Mills dovrà versare 250.000 euro allo Stato e non andrà in prigione solo perché la prescrizione (abbreviata da una legge approvata dal centrodestra nel 2005) ha cancellato il suo reato. 
La sentenza potrebbe avere effetti imprevedibili sul processo in corso a Milano, dopo lo stop dovuto al Lodo Alfano, contro il solo Berlusconi. Il dibattimento rischia infatti diventare brevissimo. I giudici potrebbero far proprio il contenuto del verdetto definitivo sulla corruzione giudiziaria di Mills (che ha valore di prova) e chiudere tutto, o almeno il primo grado, entro il prossimo gennaio 2011, il mese in cui la prescrizione scatterà anche per il Cavaliere. 

Un esito paradossale che spiega bene l’ondata d’insulti rivolti in ottobre contro la Corte costituzionale, da quasi tutto il centrodestra, quando il Lodo fu bocciato. Ieri, il presidente della Consulta, Francesco Amirante, ha definito quelle contumelie una “bizzarria” di una classe politica che finge di meravigliarsi se i giudici della Corte fanno il loro lavoro e dichiarano illegittime norme in contrasto con i principi fondanti della Repubblica. Per Amirante si tratta di un gioco pericoloso. Perché “quando si delegittima un’istituzione, a lungo andare si delegittima lo stesso concetto di istituzione e, privo di istituzioni rispettate, un popolo può anche trasformarsi in una massa amorfa”. 

Tutto vero. Anche se in Italia la situazione è ancora peggiore. Le istituzioni qui da noi si delegittimano da sole. Prendete, ad esempio, il Senato. Due anni fa i magistrati scoprono che Nicola Di Girolamo, il parlamentare Pdl oggi accusato di essere un uomo della 'Ndrangheta, è un abusivo. Per farsi eleggere all’estero aveva falsificato il suo certificato di residenza. Bè, cosa fanno i suoi (momentanei) colleghi? Dicono di no al suo arresto. E poi, sebbene le prove della truffa elettorale siano documentali, non lo fanno nemmeno decadere. Tutto viene rimandato all’eventuale sentenza definitiva. Poi arriva la seconda richiesta di manette, spuntano le sue foto abbracciato a un boss, e il presidente del Senato, Renato Schifani, ha una trovata: non pronunciamoci sull’ordinanza di custodia, dice, ma limitiamoci a togliere a Di Girolamo la poltrona abusivamente occupata a Palazzo Madama. Il tutto con due anni di ritardo, mentre il disgusto per la Casta cresce e le istituzioni si trascinano da sole nel fango.

Da Il Fatto Quotidiano, 26 febbraio 2010



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SOCIETA'
16 febbraio 2010
I massaggi di Bertolaso...con i soldi nostri.


Questo di Bertolaso non è il reato classico nel quale c’è un ladro che deruba tizio per cui il ladro commette il reato e tizio è la vittima, qui la vittima è diffusa, le vittime siamo tutti noi di un sistema del quale non ci rendiamo conto perché?
Perché è più complicato andare a risalire al perché di certi costi di certe opere utili o inutili, poi si andrà a vedere, sono tutte inutili quelle della Maddalena naturalmente, alla Maddalena non hanno mai avuto bisogno di nulla di quello che è stato fatto, tanto meno di un Hotel a 5 stelle con vista sui tir che sfrecciano sulla statale davanti in un posto come la Maddalena sono riusciti a fare un hotel a 5 stelle con i tir che gli passano davanti, bisognerebbe fucilare chi ha avuto questa idea, non perché rubava, ma semplicemente per avere progettato una cosa così scriteriata e gli gliel’ha permesso? Se si leggono le intercettazioni, si capisce perché questi potevano fare quello che volevano, anche le cose più assurde, adesso le ultime novità sono che hanno sbagliato a costruire una piscina o più piscine e le hanno fatto storte, in un altro senso, non funzionavano, come ai tempi dei mondiali di Italia 90, quando fecero lo stadio di Genova che era troppo basso rispetto agli spalti, per cui dagli spalti non si vedeva la porta, il terzo anello di San Siro è un problema ancora adesso chi va al terzo anello di San Siro in curva deve sporgersi per vedere la porta sottostante, perché fanno così? Fanno così perché si inventano urgente che non ci sono, arrivano all’ultimo momento e dicono: c’è la fretta dobbiamo fare tutto in fretta e si fa come si può! E lo facciamo fare dal primo che troviamo sulla strada, che naturalmente o è tuo parente o è tuo amico, questo è il sistema, al di là poi dei dettagli che andrete a trovare, anzi vi raccomando domani mattina Il Fatto, ci sarà un inserto speciale con verbali semplicemente strepitosi da quello che ho saputo poco fa in redazione, quindi tenete d’occhio.
Questo è un po’ il fatto, quindi questa è la ragione per cui si è parlato del sesso, non per invadere la privacy del sant’uomo San Guido Bertolaso Vergine e Martire del quale non ce ne importa niente, perché se fosse vero che è quel salvatore della patria, potrebbe andare a fare quello che gli pare la notte nel relax etc., il problema è che qui c’è il sospetto e il giudice ce l’ha e lo scrive e è per questo che è indagato, non solo che non abbia controllato, ma che abbia lasciato fare e lasciato andare questo andazzo, ben sapendo quello che accadeva sotto di lui, intorno a lui e dietro di lui, perché poi veniva ricompensato o con queste signorine, oppure con denaro contante, non c’è la foto, ci sono alcuni indizi di almeno una persona che ogni volta che lo doveva incontrare, si premuniva di rifornirsi di migliaia di Euro in contanti, non sappiamo se glieli portava, certo è strano che quando devono incontrare il tizio cerchino affannosamente del denaro contante, bisognerà verificarlo, ma è questa la ragione per cui Bertolaso è indagato, non perché è bravo, non perché crea invidia, non perché la sinistra ce l’ha con Bertolaso, a parte che la sinistra non ce l’ha con Bertolaso, visto che Bertolaso lavora da 14 governi consecutivi con Palazzo Chigi, quindi figuratevi, non so se avete notato ma tra gli arrestati c’è un fedelissimo di Rutelli e dubito che Rutelli abbia ancora proferito verbo su questa faccenda da una settimana a questa parte, quindi ce ne è per tutti come al solito, è trasversale, gli indagati al telefono si preoccupavano non dell’opposizione, non ci sono telefonate in cui dicono: stiamo attenti perché altrimenti se ne accorge il PD, dicono al telefono che sta facendo L’Espresso? Che sta facendo Annozero? Report? Erano preoccupati da alcune residuali schegge impazzite dell’informazione italiana che ancora si stavano occupando degli scandali della protezione civile.
Poi si preoccupavano di controllare la Magistratura, tant’è che pare, dall’accusa del Giudice Rosario Lupo che avessero trovare un Procuratore aggiunto a Roma, disponibile quantomeno a passare notizie, lui dice che non è vero, vedremo, ma secondo i magistrati, aspetto di vedere gli elementi, certo non mi meraviglierei perché lo stesso Procuratore Toro che abbiamo già ritrovato nel caso Unipol, anche se ne era uscito assolto, prosciolto, e è lo stesso Procuratore che nel libro di Gioacchino Genchi appare in rapporti affettuosissimi e frequentissimi telefonici, almeno, con soggetti che erano indagati non solo dalla sua Procura ma in certi casi addirittura da lui e che si è dedicato con grande passione a aprire un’inchiesta di cui ancora non si è capito il fondamento, proprio a carico di Gioacchino Genchi, staremo a vedere ma è interessante, per questo l’ho citato, non per anticipare giudizi perché non mi interessa che non erano preoccupati quelli della banda dei Bertoladri dell’opposizione politica, erano preoccupati di possibili magistrati o giornalisti che ancora facciano il loro mestiere e questo devo dire per chi fa il giornalista è incoraggiante perché vuole dire che non ci siamo ancora ridotti tutti quanti al silenzio, a 90°, c’è ancora qualcuno di noi che spaventa questi signori, questo lo trovo motivo di speranza insieme al fatto che c’è ancora qualcuno che ha paura dei magistrati, vuole dire che ci sono ancora magistrati che fanno paura e questo naturalmente visti chi sono che ne hanno paura, è altrettanto incoraggiante.
Aggiunto un’ultima cosa, alcuni dei personaggi che vengono fuori da questa inchiesta, non sono nuovi, qui noi siamo nel paese che non digerisce mai nulla, che rumina tutto, che mangia, deglutisce, vomita, rimangia, deglutisce, ma non digerisce mai, per cui abbiamo sempre questi che ritornano fuori e passano da un’inchiesta all’altra, magari a distanza di anni e si scopre che quello che si era scoperto su di loro nell’inchiesta precedente non solo non è bastato per metterli da parte, ma ha fatto fare loro carriera perché magari sono stati zitti e quindi hanno salvato qualcuno e adesso lo ricattano.
Uno dei punti fondamentali che riguardano Bertolaso è la sua eventuale ricattabilità, come al solito per quegli incontri al centro massaggi molto esclusivi, per esempio uno di quelli che vengono fuori è un certo Valerio Carducci, scrive Stasera su Repubblica “oltre all’ormai nota dinastia degli anemone, quelli di casa dal gentiluomo di sua Santità Angelo Balducci che collaborò con il Cardinale per il Giubileo del 2000, troviamo per citarne qualcuno il toscano Valerio Carducci, già coinvolto nell’inchiesta Why not? Del PM De Magistris, il quale avendo perso l’appalto del Teatro per la musica di Firenze, fu ricompensato da Balducci, rinunciando a un ricorso al Tar, si garantì l’appalto dell’albergo della Maddalena per i capi di Stato e di governo il cui costo è lievitato da 59 a 73 milioni, il progettista di Carducci è l’Arch. Marco Casamonti, già balzato agli onori delle cronache nelle vicende giudiziarie fiorentine che nascono dall’inchiesta su Castello e che terremotarono la Giunta e il Sindaco di centro-sinistra Leonardo Domenici per la destinazione dell’area a nord della città di proprietà di Salvatore Ligresti.
Casamonti in una telefonata - questa è la ragione per cui c’è l’inchiesta a Firenze, perché parte di lì - dell’agosto 2008 si compiace: ci hanno chiamati per dare una mano per i progetti del G8 alla Maddalena perché sono nella cacca più nera e poi il Casamonti si vanta col suo capo, Carducci, di essere in grado di far lievitare i costi anche di 70 milioni, è lui, non è Anemone mi sono sbagliato prima.

Marco Travaglio da Passaparola del 15.02.10

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SOCIETA'
12 febbraio 2010
Scandalosa Maddalena


L’inchiesta fiorentina sulla Protezione civile e sui 337 milioni di euro sottratti ai contribuenti e bruciati nei lavori del G8 (mancato) alla Maddalena è una fotografia perfetta dello stato del paese. Al di là di quelli che saranno gli esiti dell’indagine, già ora si sa che intorno a Guido Bertolaso negli anni è nato, ed è stato foraggiato, un sistema di scambi di favori e di assegnazione degli appalti perfettamente bipartisan. Grazie al Segreto di Stato, imposto da Prodi e confermato da Berlusconi, alla Maddalena i criteri di affidamento dei cantieri sono rimasti per tutti un mistero. Così, con la scusa della sicurezza – che fa il paio con quella dell’emergenza – ad un’azienda da appena 26 dipendenti dichiarati, la Anemone Costruzioni, si è persino riusciti a regalare lavori per 58 milioni di euro. E quando, il 23 dicembre del 2008, Fabrizio Gatti su L’espresso, ha rivelato che l’Anemone era legata a doppio filo (affari) alla famiglia del braccio destro di Bertolaso, Angelo Balducci , ora in manette, nessuno ha battuto ciglio. In Parlamento è stata presentata, a firma radicale, un’unica interrogazione. Balducci, equanimamente vicino al ministro Altero Matteoli e all’ex leader Pd, Francesco Rutelli, invece, è rimasto seduto sulla sua nuova poltrona di presidente del Consiglio superiore delle opere pubbliche, mentre il governo ha addirittura pensato di trasformare la Protezione civile in una Spa. Un sistema perfetto per gestire i soldi pubblici lontano da ogni verifica. Oggi quindi ci si può giustamente indignare per un premier come Berlusconi che prima ancora di conoscere gli atti attacca i giudici e difende a prescindere tutti gli indagati. Ma bisogna anche ricordare che nelle democrazie normali, a controllare chi governa, prima ancora della stampa e della magistratura, deve essere l’opposizione. Sempre che non vada abitualmente a pranzo o a cena con il Bertolaso o il Balducci di turno.

Peter Gomez da Il Fatto
POLITICA
5 febbraio 2010
BETLEMME, CHE RISATE


Berlusconi è entrato nella grotta di Betlemme. Momento mistico. Che cosa ha fatto? Si è raccolto in preghiera? Ha meditato sulla nascita del cristianesimo? Ha pensato ai valori della religiosità? Ha riflettuto sulla condizione della donna? No. Ha raccontato una barzelletta su Gesù, Giuseppe e Maria.


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SOCIETA'
4 febbraio 2010
DICIAMOLO, CAZZO


E’ di nuovo trionfo per l’ipocrisia. Non parlo di Morgan, almeno per ora. Parlo dell’uso delle iniziali per le parolacce. Di Pietro se la piglia con la giornalista del Tg1 e i giornali, quasi tutti, scrivono che lui avrebbe detto: “Il suo telegiornale fa domande del c.” Capito? “c”. Ve l’immaginate? Questa è una domanda del c. Non basta, lo stesso giorno Sacconi, il ministro, arrabbiato con i manager dell’Alcoa, avrebbe detto, secondo in quotidiani, “Non potete fare come c. vi pare”. Cazzo, diciamolo, cazzo.


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politica interna
2 febbraio 2010
LA “TROTA” CANDIDATO



Due anni fa era solo “una trota”, indegno perfino del titolo di “delfino”. Oggi si “è temprato”: candidiamolo alle regionali. Per Renzo Bossi, 22enne figlio di Umberto, è finito il tempo in cui non lo facevano parlare nemmeno a bordo campo, dopo le partite della Padania. Ora ha una campagna elettorale tutta per sé. E se i lombardi gli daranno retta, chissà che non spunti una poltrona da assessore allo Sport al Pirellone. Come ha fatto? Diciamo che ce l'ha messa tutta. La maturità l'ha passata al quarto colpo. Ha un'azienda informatica ma il suo sito Web – in perenne under construction – dice che nemmeno il computer è il suo forte. Una volta che il pc gli ha dato retta, ha sfornato il videogioco “Rimbalza il clandestino”. Si è fatto beccare a bordo di un Suv mentre superava in corsia di emergenza. Renzo è nato l'8 settembre: con lui il senatur firma il suo armistizio. Alla faccia di Roma ladrona, anche nella Lega i vizi privati spianano la strada alle pubbliche virtù. 

Paola Zanca Il fatto di Martedì 2 Frebbraio

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SOCIETA'
10 gennaio 2010
Via Craxi!


Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, poco prima di Natale ha comunicato ai figli di Bettino Craxi, Stefania e Bobo, della sua intenzione di intitolare una via o un parco al padre. Al suo intervistatore ufficiale, Red Ronnie, su YouTube, ha paragonato Craxi addirittura a Garibaldi e Giordano Bruno motivando la sua iniziativa: “Sono passati dieci anni, ho pensato che fosse giusto ripensare alla figura di Craxi dal punto di vista umano, politico e storico… C’è una frase molto bella di Lincoln che dice: “Una casa divisa al proprio interno non può stare in piedi. Ecco, il tentativo che io ho cercato di fare, volendo dedicare una via o un parco a Craxi, è quello di fare in modo che la città riconosca un proprio figlio importante”. Nemmeno una parola sulle condanne per corruzione e finanziamento illecito ai partiti, ma solo elogi: ”Ha rilanciato una politica riformista, socialista che non esisteva più per il compromesso storico Dc-Pci. Ha ridato dignità e orgoglio al Psi. Ha tenuto l’Italia saldamente ancorata alla democrazia occidentale ma ha difeso l’autonomia italiana come a Sigonella nei confronti degli Stati Uniti. Non tenere in considerazione questi elementi significa non riflettere sulla propria storia”.

a.masc. il Fatto Quotidiano del 10.01.10
ECONOMIA
10 dicembre 2009
Il Governo mette le mani sul TFR: un film già visto


Prodi lo definì un «accordo che spiana la strada verso la concertazione» mentre il suo ministro dell'Economia, Padoa Schioppa, «un accordo storico». Soddisfatti i tre leader sindacali: «Una buona intesa, un accordo soddisfacente». Anche perché in questo modo «i lavoratori potranno scegliere liberamente». E' il 19 ottobre del 2006 e si respira grande soddisfazione tra Governo, Confindustria e Sindacati dopo la sigla dell'accordo che sposta il cosiddetto Tfr inoptato, quello cioè che non viene dirottato alla previdenza complementare, sul Fondo Tesoseria dell'Inps. Sì, stiamo parlando della riforma che oggi l'opposizione e la Cgil rimproverano al governo Berlusconi e al ministro Tremonti - giustamente - ma che deve la sua nascita al secondo governo Prodi.
L'ex presidente del Consiglio, infatti, diceva che «quelli del tfr e della previdenza integrativa sono temi centrali per l'impianto della manovra e per le scelte di fondo della politica di governo mentre Padoa Schioppa non vedeva l'ora di poter disporre di un Fondo di alcuni miliardi di euro. L'accordo fu raggiunto dopo alcune tribolazioni. Il governo, infatti, voleva trasferire presso l'Inps tutto “l'inoptato”, circa 6 miliardi di euro, scatenando la protesta delle piccole e medie imprese che si sarebbero viste così sottrarre una enorme quantità finanziaria molto importante per il loro autofinanziamento. Solo dopo un lungo tira e molla, Confindustria, allora diretta da Luca di Montezemolo, ottenne l'esenzione per le imprese con meno di 50 dipendenti.
L'accordo fu siglato nell'ambito del lancio della previdenza complementare, già stabilito dal precedente governo ma che il governo Prodi decise di anticipare di sei mesi, al primo gennaio 2007. Una riforma che prevede l'investimento dei fondi del Tfr in appositi fondi di investimento previdenziali il cui andamento dal 2007 a oggi è stato poco più che disastroso. La burrasca finanziaria che ha colpito il mondo intero si è abbattuta come una mannaia sui risparmi dei lavoratori che oggi sono falcidiati e che dovranno attendere molto tempo ancora prima di poter essere rivalutati. A differenza dei fondi mantenuti nel Tfr, a disposizione delle imprese, che si sono rivalutati in misura del 2-3% annuo.
Oggi Tremonti approfitta di quella norma per incamerare circa 3 miliardi di fondi "inoptati" e utilizzarli per far quadrare i conti - quindi facendo debito, cosa sempre categoricamente esclusa finora. Uno scippo dei soldi dei lavoratori, a cui nessuno ha chiesto il parere, esattamente come accadde tre anni con il governo Prodi. Solo che allora a gestire la misura fu il Pd, sia pure non ancora nato, con il consenso esplicito di Cgil, Cisl e Uil.

Salvatore Cannavò - Il megafono quotidiano

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