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Fiat voluntas Marpionne

 

...Il“repellente servilismo” non è l’unica chiave di lettura della linea di Bonanni. Certo, a leggere le dichiarazioni di archivio sembra che sotto la sua guida la Cisl dica sempre “sì”: alla legge Biagi, alla privatizzazione di Alitalia con i suoi esuberi, al trasferimento della monovolume Fiat in Serbia da Mirafiori. Ma chi riesce a cogliere le sfumature del mondo cislino assicura che una strategia, o almeno una tattica, c’è eccome. Pier Paolo Baretta, già sindacalista della Cisl, ora è un deputato del Partito democratico. E spiega: “Alla guerra in campo aperto di stampo medievale della Cgil, la Cisl contrappone la guerriglia”. Il punto di partenza è lo stesso: c’è un problema con la globalizzazione (che rende possibile spostare le fabbriche dove il lavoro costa meno) e con il declino industriale dell’Italia. Il compito del sindacato non è più strappare concessioni “al padronato” ma difendere le conquiste del passato dall’assalto dei prodotti cinesi e dalla transizione, lunga, del sistema produttivo italiano dal Novecento al Ventunesimo secolo. In pratica la Cgil e la Fiom credono che si debba scavare una trincea e non arretrare, la Cisl – spiega Baretta – preferisce la “guerra di movimento”. Non si combattono le battaglie perse in partenza, si strappa quel che si può dove i lavoratori hanno ancora potere contrattuale e si cerca di farsi trovare pronti dove il sindacato può influire sulle scelte aziendali. Nel concreto questo si traduce nella linea morbida con la Fiat, perché altrimenti chiude gli stabilimenti in Italia e se ne va, e in quella dura con le Ferrovie dello Stato e la Telecom dove la politica conta ancora qualcosa e si può scioperare come in altri tempi. In sindacalese Baretta lo dice così: “Il padronato, le multinazionali e la finanza sono più avanti del sindacalismo che non riesce a formare una linea sovranazionale efficace”, come sarebbe per esempio la pressione per avere un contratto europeo dell’auto ed evitare la competizione tra operai campani e polacchi.
Ma il 29 settembre, alla manifestazione di Bruxelles dei sindacati europei contro la gestione della crisi, la Cisl non ci sarà (e neppure la Uil). “E’ la dimostrazione che quello di Bonanni è il sindacato più a destra d’Europa”, deduce Cremaschi (FIOM).


Da Il Fatto Quotidiano del 13 agosto 2010
 

Pubblicato il 14/8/2010 alle 15.53 nella rubrica diario.

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